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Le professioni che salgono, quelle che scendono e le competenze chiave: ecco come sarà il lavoro nel 2030

https://www.innovationpost.it/2021/02/19/professioni-competenze-chiave-futuro-lavoro-2030/, 19 feb, 2021

L’80% delle professioni presenti in Italia è destinata a modificare il suo peso quantitativo nei prossimi 10 anni: il 36% con un trend di crescita e il 44% con un trend negativo. Tra quelle in crescita, poco più della metà è rappresentato da professioni legate alla tecnologia, ma sono in aumento anche le professioni legate alla cultura, all’informazione e ai servizi di cura della persona. Le competenze trasversali e interpersonali (soft skill) assumeranno un ruolo di maggior importanza, a scapito delle competenze tecniche. Sono questi alcuni elementi che contribuiscono a disegnare lo scenario che emerge dallo studio predittivo “Professioni 2030: il futuro delle competenze in Italia” realizzato da ManpowerGroup, Ernst & Young (EY) e Pearson.

Per la realizzazione del modello predittivo le 3 aziende sono partite da un’analisi dei driver di cambiamento del mercato del lavoro e da dati ricevuti dagli attori interessati (raccolti attraverso webinar, workshop e chatbot), che sono stati la base per programmare algoritmi che, sfruttando il Machine Learning, hanno cercato di delineare i cambiamenti del mercato del lavoro italiano dei prossimi 10 anni.

Lo studio è il primo passo dell’Osservatorio permanente che le 3 aziende hanno deciso di istituire, per fornire a tutti i stakeholder interessati (scuole, lavoratori, imprese e politici) gli strumenti necessari per passare così da un modello “just in time” a uno “just in case”, ovvero un modello che permetta di anticipare i trend e formare studenti e lavoratori non solo sulle competenze che sono richieste nel momento, quanto piuttosto su quelle che saranno indispensabili nei prossimi anni.

“Per offrire una formazione sempre al passo coi tempi è indispensabile oggi poter guardare in prospettiva ai cambiamenti dei prossimi anni: per questo abbiamo voluto realizzare con EY e ManPowerGroup questo importante studio predittivo, che darà vita a un osservatorio permanente sul mondo delle professioni e delle competenze ad esse correlate. In questo modo crediamo inoltre di poter offrire uno strumento importante ai policy maker e chi ha il compito di realizzare le politiche formative e del lavoro”, commenta Mario Mariani, Amministratore delegato Pearson Italia e Europe.

Competenze e lavoro, una situazione già difficile aggravata dalla pandemia

Prima della crisi, oltre il 25% delle figure professionali risultavano difficili da reperire da parte delle imprese italiane: nel corso dell’ultimo decennio, infatti, la mancanza di talenti si è duplicata e i datori di lavoro italiani non riescono a trovare lavoratori con le giuste competenze. In tale scenario, secondo le stime OCSE, la crisi Covid-19 potrebbe causare una perdita di posti di lavoro compresa tra 1 milione e 200 mila e 1 milione e 400 mila.

Una situazione che, ancora una volta, rischia di aumentare le disuguaglianze tra la popolazione e che vede giovani e donne i soggetti più colpiti e più a rischio nel futuro, come spiega Carlo Chiattelli, Associated Partner di EY.

“La crisi ha spostato il focus dal mismatch di competenze (ovvero la differenza tra le competenze richieste dalle aziende a quelle possedute dai lavoratori) alla disemployability. Questo vuol dire che alcune fasce della popolazione, come donne e giovani, rischiano di essere strutturalmente esclusi dalla forza lavoro”, commenta.

Giovani che sono inconsapevoli delle competenze che gli occorreranno per inserirsi sul mercato del lavoro. Infatti, come sottolinea Chiattelli, dalle risposte raccolte dai giovani per costruire lo studio è emerso che la maggioranza di loro crede che saranno le competenze tecniche ad avere un ruolo primario nelle occupazioni future.

Contrariamente, dalla ricerca è emerso che nei prossimi 10 anni tra le 5 competenze fondamentali richieste ad ogni lavoratore non compare nemmeno una competenza tecnica. Apprendimento attivo, capacità di comprendere gli altri, capacità di problem solving, di ascolto attivo e capacità di adattamento saranno infatti le competenze che assumeranno un peso maggiore per le imprese.

Lavoro, i trend occupazionali dei prossimi 10 anni

A livello nazionale le previsioni occupazionali identificate dai modelli predittivi indicano che l’80% delle professioni presenti in Italia muterà quantitativamente nel prossimo decennio. Secondo il modello, più di un terzo della forza lavoro attuale svolge professioni che cresceranno nei prossimi 10 anni (circa il 36%), mentre tutte le altre rimarranno stabili (20%), o decresceranno (44%).

Delle professioni in crescita, tuttavia, soltanto il 57% è riconducibile alla tecnologia, mentre, i settori maggiormente in crescita si concentrano nel settore terziario dei servizi alle imprese e alle persone e riguarderanno maggiormente:

  • servizi informatici e delle telecomunicazioni
  • servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone
  • servizi operativi di supporto a imprese o persone
  • public utilities (gas, energia, acqua, ambiente)
  • servizi dei media e della comunicazione

Al contrario, i trend più negativi si concentrano nei settori dell’industria e dell’agricoltura e riguarderanno, nello specifico:

  • industrie della carta, cartotecnica e stampa
  • industrie tessili, dell’abbigliamento e delle calzature
  • agricoltura, caccia e pesca
  • estrazione di minerali
  • industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere

Secondo le previsioni della ricerca, inoltre, circa il 50% delle professioni presenti attualmente subirà un’evoluzione nel prossimo decennio, come conseguenza del cambiamento delle competenze ad esse rilevanti. Queste professioni nasceranno come risultato di processi di scissione, fusione e ibridazione di competenze.

Tra le professioni che emergeranno in seguito a processi di scissione la ricerca individua: specialisti delle interfacce umane, esperti in applicazioni di IoT nell’agricoltura, human-machine teaming manager e tecnico delle macchine a guida autonoma.

Le professioni che nasceranno a seguito della fusione di competenze saranno invece addetti all’integrazione con i robot assemblatori e progettisti di eventi e visite virtuale. Infine, alcune professioni evolveranno acquisendo un sottosistema di competenze da altre professioni (processo di ibridazione). Tra queste troviamo: manovali e personale non qualificato della costruzione, giornalisti, personale non qualificato addetto ai servizi di custodia degli impianti, addetti all’assistenza personale ed esperti legali nelle imprese.

Le competenze “a prova di futuro”

Lo studio ha inoltre permesso di identificare 3 cluster di competenze che hanno e avranno un ruolo chiave per le professioni del futuro. In primo luogo emergeranno alcune competenze fondamentali, che saranno richieste quindi ai lavoratori indipendentemente dall’occupazione svolta e dal settore di riferimento.

Queste saranno, come già anticipato l’apprendimento e ascolto attivo, l’adattabilità, la capacità di comprensione degli altri e il problem solving. Accanto a queste emergerà un ecosistema di competenze aggiuntive, che saranno rilevanti eterogeneamente per ciascuna professione, in maniera “aumentativa”, rispetto alle competenze fondamentali e a quelle che caratterizzano le singole professioni, come la capacità di analisi, conoscenze e abilità tecniche, abilità di base come le strategie di apprendimento, attitudini cognitive quali l’originalità, e abilità sociali come la persuasione.

Infine, emergerà anche un set di competenze “ibridanti”, come la conoscenze in psicologia, informatica, gestione di impresa, la capacità di valutazione sistemica, ideazione e originalità, capacità di persuasione e adattabilità. Capacità che derivano da processi evolutivi di scomposizione e ricomposizione dei set di competenze delle professioni.

Previsioni che, secondo le 3 aziende che hanno collaborato nella realizzazione dello studio, saranno uno strumento importante per compiere le scelte necessarie per far sì che lavoratori e aziende saranno pronti a rispondere ai trend che insorgeranno nel futuro e che richiedono un cambiamento del concetto di formazione.

Questo deve evolvere dal concetto di “specializzazione” (inteso come acquisizione di conoscenze specifiche in un campo) al concetto di “formazione continua”, inteso come costante aggiornamento delle competenze necessarie per rimanere rilevanti nel mercato del lavoro.

Un aggiornamento che deve riguardare tutti gli attori coinvolti, dai curricula scolastici agli insegnanti, dai manager e dirigenti di azienda ai lavoratori. Il compito che si prefigge l’Osservatorio permanente istituito da ManpowerGroup, EY e Pearson è quello di fornire le conoscenze e gli strumenti adeguati per guidare questo percorso.

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